Il senso del mistero

“L’esperienza più bella che possiamo avere è il senso del mistero. È l’emozione fondamentale, la culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo sa e non può più meravigliarsi è come morto, i suoi occhi sono offuscati” (Albert Einstein) (epigrafe in Rovelli I buchi bianchi).
Eppure in psichiatria il mistero terrorizza, in certe esperienze dispercettive e ideative, non solo chi li prova, ma l’entourage percepisce che si aprono nuovi mondi, porte che conducono altrove. È la solitudine che terrorizza e lo /a psicoterapeuta come un/a coraggiosa compagna di esplorazione non di rado è l’unica persona ad osare anche solo di parlare e di approfondire.

immagine: Psiche agli inferi


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PUTIN INCRIMINATO COME CRIMINALE DI GUERRA DALL’AJA.

La deportazione dei bambini è un atto gravissimo. Allontanarli dal contesto, dalla lingua, da amici e familiari sappiamo ormai equivale a creare traumi anche a livello biologico e persino genetico, spesso irreversibili.
Oggi ne ha parlato Biggio, esimio collega neuro
Psicofarmacologo, delle tracce dei traumi psichici che diventano “marchi” a livello cerebrale. Dunque non si può più neanche fingere che siano operazioni “umanitarie”


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TUTTO È VANITÀ…

TUTTO È VANITÀ… ed ecco le foto dell’Evento LA SCOMPARSA DI H ( di Peter Zeller) presentato da Peter Zeller, L. Lestingi e me! sala colma purtroppo tanti in piedi, posizione scomoda anche per i neuroni. 🤭 Però c’è stato persino un bel dibattito con il pubblico che mi è parso abbia davvero gradito. Non si sono ( vi siete) annoiati. Ed è già un bene. Due black out hanno vivacizzato la serata ma … the show must go on e abbiamo ripreso. Io ho persino fatto due dediche su un libro non mio ma ne ho avuto una bellissima dall’autore Peter Zeller, filosofo, paesaggista, storico della scienza e.. costruttore di un bosco ben descritto nel libro.


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“Molestie morali” saggio di Marie-France Hirigoyen

Marie-France Hirigoyen – che stimo moltissimo -ha scritto un grande saggio, Molestie morali ed Einaudi, ancora attuale (forse di più). Andrebbe sottolineato quanto sempre più questa sia una Società del NARCISISMO – come in un altro celebre e storico saggio, di Lasch ( La cultura del narcisismo)- . Qui su Meta è ancora più evidente per il solipsismo di non pochi diari, concentrati su di sè, sul proprio dolore, il proprio talento, le proprie opinioni o la propria vita perfetta – a cui fa da contraltare una sdegnosa o super parca attenzione per commenti e placet per altrui peregrinaggi. (E non poche invettive e antologie di odi. ).
Io penso che professare – di più coltivare – uno spirito bonario, per sè e gli altri- sia davvero un esercizio antinarcisismo perverso (chè volersi bene e voler bene agli altri ci fa star meglio invece). Read more

AMO PINO PASCALI E PENSARE MULTILIVELLO IN ARTE E IN PSICOTERAPIA


Anche in psicoterapia lavoro così, con architettura di sintomi, alla ricerca di architravi di regole interattive che fanno da sostegno al resto. O, se preferite, al granello di polvere che provoca l’irritazione di madreperla nella conchiglia ( non a caso la simbologia popolare fa equivalere le perle a lacrime).
Dunque l’arte ci può insegnare a pensare multilivello. Guardiamo questa famosa opera IL BACO DA SETOLA.
Solo Pascali fa ridere così tanto sull’arte (al primo livello). Per un oggetto così umile ironicamente elevato ad Arte. Ed é una risata ricorsiva.
Al secondo pensi al calembour (ovvero al gioco di parole tra seta e setola).
Al terzo livello scopri quanto i nostri oggetti prendono forme a prestito dalla natura in citazione occulta. E pensi ai frattali.
Al quarto livello inizia l’ammirazione della forma in se’.
E infine al quinto sei li’ come una bambina che gioca con lo spazzolone delle pulizie a fare il baco.
Last but not least, assomiglia a un gran Scovolino pulitore d’interni. Bottiglie! E… cuori
? Continua la metafora con la psicoterapia.
Beninteso la gerarchia di livelli e’ arbitraria.
Ecco io lavoro così con i sintomi in psicoterapia, con quest’architettura di pensieri.


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SULLA SINDROME DELL’IMPOSTORE

Premetto che ho curato più persone anche brillanti o di prestigio, imprenditori, dirigenti in pole position, professionisti, -ma non solo -che per episodi depressivi ( o disturbo bipolare) chiedono di stare meglio per un profondo vissuto di autosvalutazione e umore depresso. Tra loro qualcuno può essere meglio delineato con la Sindrome dell’Impostore. La psichiatria e la psicologia utilizzano spesso definizioni che colpiscono e sintetizzano i sintomi -più raramente l’eziopatogenesi – in modo efficace. Ma poiché il mio metodo è ampiamente integrato, psicofarmaci – al minimo efficace- e psicoterapia, il passaggio all’esame del dove, quando, come e perché è abbastanza rapido. Così affiorano vissuti antichi di autosvalutazione e, a volte l’inveterata convinzione di essere un giocatore che usa sistematicamente bluff, in più accezioni. E dunque di essere un/a bugiardo/a cronico che è fortunosamente riuscito a farla franca ma che ormai è vicino alla resa dei conti, alla chiusura del bilancio. Il mio amico Giovanni Pascucci- ordinario di Diritto privato, saggista originale all’intersezione di più campi del sapere- ne ha sintetizzato i capisaldi e ritengo interessanti le sue riflessioni e le sue conclusioni -benché non condivisibili se non in senso ironico –
“Confesso che non ne conoscevo l’esistenza fino a quando mi sono imbattuto, per puro caso, in un articolo di una rivista giuridica statunitense.
Sto parlando della “sindrome dell’impostore” (teorizzata per la prima volta nel 1978 dagli psichiatri Pauline Rose Clance e Suzanne Imes).
Tale sindrome descrive una condizione psicologica particolarmente diffusa fra le persone di successo, caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal terrore persistente di essere smascherati in quanto “impostori”. A dispetto delle dimostrazioni esteriori delle proprie competenze, le persone affette da tale sindrome rimangono convinte di non meritare il successo ottenuto.
Pare ne soffrano Michelle Obama, il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Sonia Sotomayor, Tom Hanks e Serena Williams.
Ma secondo l’articolo, la sindrome colpirebbe molti studenti e studentesse delle facoltà di legge statunitensi e in generale i professionisti legali.
L’autore (fervente credente) formula alcuni suggerimenti che possono aiutare a vincere la sindrome.
Li riassumo così:
1. Tu appartieni. Se hai superato i difficili esami di ammissione alle law school vuol dire che meriti di essere li.
2. In quanto credente (l’autore, come detto, è tale) devi pensare che Dio ha voluto che tu fossi li: è la strada che ha scelto per te.
3. Non devi sentirti inadeguato, ma devi pensare che Dio ti ha dato il “talento” per essere alla pari dei tuoi colleghi.
4. Imita gli uccelli. Gli studenti di legge credenti non devono preoccuparsi, proprio come non lo fanno gli uccelli. “Guarda gli uccelli! Non sono preoccupati di cosa mangiare – non hanno bisogno di seminare o raccogliere o immagazzinare cibo. Il Padre li nutre. E tu sei molto più prezioso per lui di loro.” Preoccuparsi non ha mai aggiunto un’altra ora alla vita di una persona. Invece di preoccuparti, concentrati sul come puoi diventare il miglior studente di giurisprudenza e avvocato che puoi essere. Avvicinati al lavoro e allo studio con umiltà. Affronta ogni attività con una mentalità di crescita, il che significa che stai migliorando continuamente.
Ho appreso dell’esistenza di questa sindrome (e approfondirò l’affermazione secondo la quale colpisce significativamente i professionisti legali e gli studenti di legge, almeno negli USA).
Evidentemente mi sbagliavo nel pensare che il mondo è pieno di mitomani e di gente che è convinta di poter ricoprire qualsiasi ruolo di responsabilità pur in assenza di qualsivoglia competenza (impostori senza sindrome, insomma).” ( Questo ha scritto Pascuzzi)
Come ho già precisato è facile dunque intravedere più possibilità terapeutiche anche in strade alternative alla psicoterapia, ma questi suggerimenti – presi da una rivista giuridica e davvero mi sembra eccessiva la pregnanza statistica – davvero trascurano – a mio parere- l’essenza del problema. Ovvero
la cronicità della “doppia identità”.
La spiccata componente depressiva.
L’analisi della comunicazione ad alta ambiguità in cui il cosiddetto impostore è stato immerso. La probabilità che stia subendo un significativo gaslighting che calamita i precedenti vissuti.
Non può essere sottaciuta però la possibilità che realmente l’impostore non abbia i talenti per gestire al meglio grandi responsabilità. Anche questo va affrontato in psicoterapia che comunque deve promuovere la salute mentale del paziente ma non trascurare i risvolti anche distruttivi per la sua Comunità e deve contribuire a rimodellare vissuti e identità in modo realistico e non avere mera azione di “doping terapeutico”, di fragile etica ma anche risultati terapeutici effimeri


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SUL LAMENTO


Vi sono anche persone sagge, d’esempio a tanti indifferenti ai dolori del prossimo e figurarsi ai dolori dei lontani. E dunque sempre lamentosi. Perché il lamento poggia spesso sull’indifferenza ai guai altrui, tutti assorti nei propri. Questo appunto è una potente amplificazione del proprio dolore, manca il modus la misura. Come in un selfie ravvicinato, certi lineamenti si deformano, inquadrando solo noi stessi. È dunque proprio l’empatia il rimedio naturale alla nostra sofferenza


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25 febbraio 2023 – MOSTRA OGGI IN PINACOTECA DI AGNESE PURGATORIO

La carissima Agnese, brillante Artista di fama internazionale è stata prestigiosa Maestra d’Arte nel Centro di Salute Mentale di Bari, di cui sono stata direttrice fino a qualche anno fa. Fu da me chiamata per lavorare e giocare sul concetto d’identità utilizzando la tecnica del collage. Una mia Beniamina dunque.
Abbiamo fatto un bellissimo video anche con opere della Mostra e un mio “pezzetto” su Arte e Identità che ripubblico qui! Vi è stato un grande vantaggio terapeutico per gli utenti del Centro. Nella sede pilota di via Pasubio 173 la seconda foto illustra l’Atelier di ARTE E PSICORIABILITAZIONE.
Ma aldilà dell’esperienza artistica diretta, consiglio a tutti i miei pazienti di frequentare sorgenti di bellezza, secondo quanto fa vibrare ciascuno. Le mostre d’arte, ed in genere luoghi dedicati a tracce di bellezza e genialità possono “accendere” aree cerebrali, favorire nuove connessioni cerebrali, farci dunque entrare in nuovi stati di coscienza o procurare nuove vibrazioni positive.


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MESSAGGI IN BOTTIGLIA?

Passando davanti ad una delle cabine fotografiche- che hanno preso il posto delle cabine telefoniche, curioso specchio dei tempi , dall’interazione per voce ai selfie per immagini- ho trovato questo strano affastellamento di fogli. Sembrano zampette di uccelli, o enigmatici segni, ma è alfabeto arabo o di altra lingua misteriosa. Equivalente di messaggio in bottiglia di qualcuno sperduto nel tempo e nello spazio che cerca di comunicare con chi riesce a trovarli e a leggerli. Temo non di rado succeda anche a noi. A volte con i nostri sintomi, a volte con opere in varie forme, criptate


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