SE HA UN SENSO CANTARE IL NATALE
“La Gazzetta Del Mezzogiorno” articolo di Valentina Nuzzaci – 6 dicembre 2017

La Gazzetta Del Mezzogiorno articolo di Valentina Nuzzaci

L’iniziativa una serata carica di emozioni e di voglia di condivisione.

Il coro del faro del Centro di Salute Mentale

Qual è il vero senso del Natale? Solidarietà, generosità, altruismo. Tutti sentimenti disinteressati che partono dal cuore senza che ci si aspetti nulla in cambio. I tempi attuali, gradualmente, ma incessantemente, hanno mascherato il vero volto di una festività la cui essenza, invece andrebbe riscoperta.

Ma per fortuna esistono iniziative che ci ricordano come dovremmo essere, almeno a Natale. Come il concerto Cantando Il Natale che si è tenuto ieri pomeriggio gratuitamente nel Centro di Salute Mentale di Bari nella sede di Carassi (via Podgora) e che ha ospitato il Coro del Faro diretto dal M° Paolo Lepore, con l’unico scopo di augurare un felice periodo natalizio ai pazienti del centro e ai loro parenti.

Tanta gente in ascolto, in silenzio assoluto, come se la musica occupasse ogni spazio disponibile, non solo architettonico, ma dell’anima, canti natalizi tipici della tradizione anglosassone, tedesca e italiana, interpretati in modo sublime dalle cantanti accompagnate al piano da Piero Cassano. E Lorella Falcone ha emozionato il pubblico con la sua voce calda, profonda.

I volti dei pazienti hanno espresso rapimento emotivo, commozione. Ma soprattutto gratitudine. Nei confronti di chi crede che un recupero sia sempre possibile e non solo mentale, ma soprattutto umano. Perché forse la terapia per i disagi della mente passa attraverso la fiducia, il rispetto, l’amore. E la tenacia come quella di Maristella Buonsante, Direttore del Centro di Salute Mentale di Bari. Una donna forte e costruttiva che in ogni ostacolo scorge un’ opportunità di crescita.

Il concerto, promosso e organizzato con dedizione dalla dott.ssa Valeria Grasso con le psicologhe tirocinanti Sofia Coppola e Valeria Traversa, è stato un’ occasione di raccoglimento, in cui forte si è avvertito il senso di «comunità», di gruppo e quindi di appartenenza. Appartenere a qualcosa, appartenere a qualcuno per combattere quello smarrimento tipico della solitudine della mente, un tunnel nero in cui troppo spesso si è drammaticamente soli.

E il potere della musica è impetuoso, totalizzante, accende i cuori, rianima gli sguardi spenti.

Tutti hanno iniziato a cantare, a ripetere i ritornelli più famosi delle canzoni: dottori, pazienti, musicisti, tutti stretti nello stesso abbraccio fatto di note.

Tutti uguali, sullo stesso piano dell’esistenza, quello un po’ inclinato, scivoloso. La vera ed unica differenza per la gente che è fuori da queste patologie risiede tutta nel grado di resistenza al dolore. E chi ha problemi mentali è solo più fragile, più vulnerabile e quindi più bisognoso di comprensione e di sorrisi, fatti anche di musica.

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