In gita alla Reggia di Caserta

Chi o cos'è Astrea? 

Intanto, era la dea della giustizia che andò via sdegnata dalla Terra.
Impattai la sua icona a Spoleto, molti anni fa. Rovistando nel mercatino di vecchie cose trovai un libriccino della fine del '700 dal titolo (mi pare) "il ritorno di Astrea" ovvero "Astrea placata". Era bellissimo e molto caro sicché lo lessi lì per lì. In piedi. Apollo calmava Astrea dimostrandole che gli esseri umani soffrono acutamente nella relazione per l'invidia delle qualità altrui.
Insomma, più o meno, questo mi ricordo.

Ricordo anche che lo trovai arguto, come spesso il Metastasio, autore scoperto tramite il mio paziente più terribile, e più amato, che mi regalò, come dono prezioso, il coltello a serramanico con cui aveva terrorizzato e minacciato i miei infermieri.

E poi mi regalava poesie sue e del Metastasio, libri di psichiatria, fotografie, detti latini (Amicus Plato, sed magis Amica Veritas), bigliettini di humour nero come “all’unica persona che mi sa capire…ti voglio bene da impazzire”.

Quando, sul territorio, facevamo gli “accalappiacani” come loro (gli infermieri) dicevano nei tristi e luminosi anni ottanta-settanta della psichiatria territoriale italiana.

Ero molto giovane, ancora più naive e però, anche strategica insieme, di adesso; erano lupi, però, lupi, e non certo cani. Tranne qualche cucciolo sperduto.

Lupi-pazienti, lupi solitari, veri Raminghi, pochi (i pazienti sono per gran parte tra gli agnelli) e lupi-infermieri.

Discesi dal manicomio, calati senza arte né parte sul territorio, rabbiosi per il troppo subìto, entrambi allenati a guardarsi le spalle e a colpire per primi, se no sei morto. Volevano tutti educarmi.

Ero il loro “capo”; temo che ne sia nato uno strano ibrido tra cappuccetto rosso e il lupo, una specie di cappuccetto rosso che sta con i lupi.

Ho poi ritrovato Astrea nella Reggia.

Nel 2001, credo, o nel 2000. Ho bellissime foto anche in gruppo. La gita fu il banco di prova, l'esame finale a pieni voti, magna cum laude, delle capacità di resistenza del gruppo di persone, seguite a lungo, e delle tante loro qualità intellettive, di sensibilità, morali, recuperate dalla sommersione della malattia mentale.
Qualcosa molto al di là della normale cosiddetta " salute mentale" ritrovata anche forse, ma con tante ammaccature. Questo "oltre" -psicoterapia ed oltre- ha portato anche me a procedere a zig-zag in un mio itinerario professionale? psicopolitico? negli ultimi due decenni.
Non so se loro – i pazienti dei centri di salute mentale che ho diretto in quasi trenta anni hanno seguito me o io ho seguito loro, cioè se hanno subìto loro le mie disgrazie, o io le loro. So però che il risultato, in termini di saggezza per loro e di conoscenza per me, è stato prezioso e inusuale, ben lontano da ciò che era nelle aspettative.

Siamo scesi dal pullman marca "Pellegrini" per la fermatine, “per fare acqua” e per una merenda. Così si diceva al tempo delle mie monachelle-bambine; in fondo, il loro Ordine è di Maria Bambina!
Merenda da anni ‘50, consumate ai fianchi del lussuoso pullman marca Pellegrini, senza entrare a pazziare, a sprecare, nei bellissimi e peccaminosi bar dell’Autostrada del Sole.
Merenda tirata fuori da lunghi vassoi, termos colmi di caffè lungo (si sa…. attenti alla nervatura), dalla carina accompagnatrice dell’agenzia, nervosa e gentile.
Alla prima gita di salute mentale, preoccupata e per questo sorridente. La merenda fu consumata in sbigottito silenzio dai più. Leggevo nei loro occhi desiderosi di saggio comportamento una muta domanda: perché diamine non entravamo nel bar, come sempre?
Aura premonitrice degli eventi già decisi da mamma-agenzia – e non si discute!- per le ore successive.
Pentitevi, “pellegrini” se siete in tempo….

In punta di piedi, davanti al Giardino fatato della Reggia, abbiamo scoperto che non avevamo i biglietti né per il trasporto nel Giardino, per il pur economico Bus, e…tantomeno per i deliziosi tandem, o le carrozzine… offerte con veri cavalli .
Privi di biglietti e di mezzi, cenerentoli mai invitati alla Corte, siamo entrati, in bus, spinti dall’energia della mia rabbia. Tanto ero arrabbiata, che son caduta in ginocchio di fronte al bus. I pazienti-pazienti erano più abituati del mio corpo a tollerare le frustrazioni…ma uno di loro aveva avuto, dopo un chilometro sotto sole, un attacco epilettico.
Lo Spirito è forte, ma la Carne è debole.
Alla fine della gita l’accompagnatrice si mise a piangere , per le troppe emozioni del breve viaggio e per la sorpresa dell’epifania dei “pazienti” così educati, bravi, gentili, intelligenti. Colti, curiosi, interessati così tanto di più delle solite comitive di gitanti.
E del suo essere stata strumento inconsapevole di loro ulteriori afflizioni. Finsi di consolarla, ma la feci piangere di più.
Così nel magico giardino inglese regale ho fatto io da guida. Non avevano prenotata neanche quella, perché non immaginavano tanta cultura nei pazienti, tanta curiosità di vedere e sapere.

Quando poi… a quel livello di Bellezza non serve la cultura, serve solo l’innocenza.
Lo sanno tutti.

Invece, dopo il magro pasto (cioè grasso, da poveri: ormai i ricchi mangiano foglie e bacche), la Guida c’era, eccome se c’era, per la visita nella reggia.
Una lunga sfibrante noiosa - pure per me - visita.
Di non so quante ore: e tutti pazienti-pazienti beneducati, attenti e gentili. Solo io osavo a tratti interrompere il fiume barocco dell’eloquio della Signora Guida.
Già intimoriti dall’orribile Ristorante precedente: dopo tre rampe, la soffittella senza luce ed aria, paretata di legno come una baita, pronta per isolarci se lo schizovirus avesse travolto gli ultimi brandelli di cervello degli operatori (si sa, chi va con lo zoppo…)
Gli altri due piani erano vuoti, a nostra maggiore umiliazione.
E a loro ulteriore disdoro imperituro.
Il mio formaggio era stato arrostito sulla gratella del pesce.
Per una vegetariana una indesiderata coincidenza d’opposti; ma grazie a Dio mi sono salvata così dal resto. E poi, i nostri recettori sensoriali hanno così potuto classificare l’inclassificabile puzzo dell’aria.
E chi ci poteva arrivare mai? Neanche il signor Naso in persona. Siamo allenati alla decodifica dei buoni odori; i cattivi non hanno nome. Comunque, purtroppo, nessuno ha protestato: per non darmi un dispiacere, credo. Mi ero presentata d’improvviso al pullman, al mattino ed erano stati contenti.
Per motivi analoghi non ho protestato io, perché, come sa ogni buona padrona di casa, si procede sempre con il sorriso sulle labbra anche mentre si consumano tragedie di cibi, torte sprofondate perché troppo creative, candeline mancanti, troppi ospiti, troppo pochi…
La vita è difficile in ogni sua forma per chi s’impegna.
E poi fare buon viso a cattivo gioco, strategia suggerita anche da Guicciardini , serve per evitare tensioni agli ospiti ed ulteriori errori al personale. Tuttavia, sono riuscita a dare un colpo secco al destino, in quella gita arruffata ma olimpica, di una sua serena grandezza.
All’uscita della reggia erano scomparse le pietose toilette mobili subito adocchiate all’ingresso (ma con l'ignoto artefice della sparizione fregato dalla mia..... preveggenza ).
Ma ormai non servivano più: per una violenta illuminazione avevo ordinato una sosta prematura al mio piccolo esercito, prima di entrare.
Ormai avevo capito che eravamo in guerra.

Insomma alla fine della scalinata della reggia, ci apparvero due Dee-torri.
Per prima la splendida Verità che brandisce il Sole: perché la verità è lampante.
D'improvviso il calembour logico-analogico mi si svelò: dopo la domanda dei miei pazienti-pazienti, diligenti ed impegnati per far contenta la Maestra con le loro osservazioni.
Anche di questo devo ringraziare lo schizofrenese, che annoda di passaggi insoluti e tensioni insopportabili di enigmi, le menti, compresa quella dell'Artista, che li rappresenta.. e, di fronte alla Verità, Astrea.

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