Bibbiamo siamo noi

Vanity Fair n. 35, ospite di Luca Dini, direttore di Glamour, già direttore di Vanity Fair


“Da molti anni, convinta come sono che un bambino abbia diritto a essere circondato dagli affetti più forti, faccio guerra contro un sistema «socioterapeutico» che invece vuole garantirgli il «miglior contesto possibile». Ovviamente migliore secondo loro, secondo certi psicologi da salotto tv dietro le cui parole si legge la voglia di togliere i figli ai genitori giudicati troppo poveri o troppo ignoranti per crescerli. Figurarsi quelli in odore di psichiatria.Una storia per tutte, quella di Marianna. Bella, post-hippie rientrata dal Nord America, molto critica verso i pregiudizi di un piccolo paese italiano, in rotta con la famiglia d’origine. Artista disegnatrice di gioielli, bizzarra perché creativa, ragazza madre per scelta di tenersi il bambino. Sognatrice, ribelle, con un caratterino facile da giudicare come «arrogante», che in una situazione di debolezza è la prima cosa da sconsigliare. Mi raccontò che le avevano tolto il piccolo, di tre anni. La sua colpa? Era andata a protestare ai Servizi, chiedendo aiuto economico o lavoro. La rimandavano di continuo a «domani» e un giorno, disperata, era esplosa, finendo in Trattamento Sanitario Obbligatorio. Finalmente le avevano dato un lavoro come badante. Poteva occuparsi del figlio solo dopo le 19: d’altra parte, come l’avrebbe mantenuto altrimenti? Il Consultorio aveva fatto partire una procedura di affidamento a una coppia senza figli, desiderosa di trovare un bimbo «deprivato» a cui regalare il loro amore. Piccolo dettaglio: erano parenti di un’operatrice.
Iniziai a far guerra per lei. Il bambino faceva salti di gioia quando la vedeva, ma i genitori ormai adottivi (con adozione detta «mite») non ritenevano opportuno che si incontrassero. Marianna imparò a non arrabbiarsi più, a diventare umile, a pregare. Arrivò il giorno della perizia psicologica. Venne esaminata in una «unidirezionale» stanza dello specchio. Entrò in allarme, divenne sospettosa, e il suo destino fu segnato. Bollata come inidonea a mantenere la potestà, confermate tutte le misure di restrizione della sua maternità dolente. E poi… il bambino si ammalò e lei, come la madre di Salomone, valutò che avessero più possibilità «loro due», i genitori adottivi, per curarlo: avevano i mezzi, le conoscenze, e volevano tanto bene al bimbo.
Marianna non firmò l’adozione mite, però. In questi anni ha continuato a cercare il suo bambino, è riuscita – raramente, per lei – a vederlo, si è laureata, lavora come artista in teatro e per strada, dipinge, non si è mai rassegnata
e spera di ricongiungersi con il figlio. Prima o poi”
Maristella Buonsante


Il punto di vista che ha generato questa lettera l’ho postato sui social il giorno prima del dibattito in Senato, ma non ci volevano doti divinatorie per capire che qualcuno avrebbe strumentalmente tirato in ballo lo scandalo Bibbiano.
Che di diverso, rispetto alle grandi inchieste analoghe degli anni precedenti (Rignano Flaminio e «Caso Veleno»),
ha una cosa: nel mirino delle indagini ci sono quelli che le altre volte le indagini le condizionavano, cioè psicologi, assistenti sociali, associazioni e onlus per la (teorica) tutela dell’infanzia. La differenza cioè è che, stavolta, chi ha scatenato l’assurda caccia alle streghe forse pagherà.
Per il resto impressiona il ricorrere degli stessi nomi: stessa associazione, stessa onlus gestita dallo stesso signore, che evidentemente aveva una certa presa su procure e amministrazioni, non tutte peraltro dello stesso colore. L’ex presidente dell’associazione sotto accusa, per dire, fu candidata come «perfetta garante per l’infanzia» da un movimento oggi attivissimo nel denunciare «il partito di Bibbiano». E una certa parte politica, ora indignata, cavalcò alla grande la caccia alle streghe di Rignano. Ribadisco la mia posizione: alla base – secondo me – non c’è volontà di fare male ma una visione malata del mondo. Se pensi che sia fatto di adulti orchi o come minimo indegni di essere genitori (tutti tranne te e quelli come te, ovvio) hai come priorità quella di difendere i minori vulnerabili. E tanto sei convinto della colpevolezza che ritieni legittimo «piegare le prove». Quadri accusatori assurdi – genitori, maestre, preti e interi paesi dediti a festini di satanismo e pedofilia, il tutto senza un riscontro e senza che nessuno se ne accorgesse – si spiegano solo così: con la convinzione distorta che il mondo sia marcio, tranne te e quelli come te. Questo
è successo secondo me, al di là delle strumentalizzazioni politiche, e ci riguarda più di quanto pensiamo. Perché quando il pregiudizio ci acceca, quando ci rende incapaci di metterci nei panni del prossimo e di persone come Marianna, il partito di Bibbiano siamo tutti noi.
Buonanotte. (Luca Dini)

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