APPUNTI SULLA VIOLENZA

Questi sono gli appunti per una delle Conferenza sullo stalking, ne ho fatto almeno 6 dal 2000 in poi, su mobbing, violenza di genere e non . Per chi sia interessato...

"Voi volete parlare dello stalker o dell’assassino o della vittima o del violento! Io parlo di un contesto di stalking o di un contesto patogeno in cui si sviluppano determinate relazioni inappropriate che prevedono che ci sia una vittima, un persecutore. Ci sono certe caratteristiche di entrambi che si diramano e che come delle calamite si attirano in una maniera oserei dire irresistibile; certe volte al punto tale da far sembrare sia stalker che vittime di stalker, vittime.
Questa è la prima riflessione.
Non è da capire soltanto quello che passa dalla testa dello stalker, occorre capire la relazione di stalking e se noi non capiamo, non entriamo nel labirinto del comportamento umano, nelle radici di questo comportamento e la descrizione precisa dei fatti, non riusciremo mai ad avere l’unico vero rimedio.
Io chiedo scusa alla Legge se posso sembrare sfiduciata ma non bastano le leggi e la gravità delle pene a far cessare certi comportamenti, pensate a tutto quello che è stato propinato nel corso di millenni dal "taglio" fisico delle parti del corpo più svariate. Ci sono dei trattati di tortura e anche di martirologia che descrivono la storia dei martiri e di beatificazioni -non a caso perché i martiri sono passati attraverso situazioni analoghe un po’ tutti - potremmo dire!
Quindi primo punto: cominciamo a riflettere sulle relazioni e non sulle persone vedendole come individui separatamente come se le loro storie individuali siano tali senza intersecarsi con le altre storie.

Secondo punto: si parla sempre di uomini ma ci sono anche donne stalker e non sono poche e ci sono anche donne assassine, sono molte di meno perché per fortuna la prolattina ci difende spero e credo, però solo fino alla menopausa!
La prolattina ci difende da questa tendenza alla violenza che fa parte del DNA più squisitamente maschile.
La violenza psichica invece, fa abbastanza parte anche delle modalità di comportamento femminile, però è chiaro che la stragrande maggioranza delle vittime sono donne.

Terzo punto: non sono tutte storie vere! Ci sono molti falsi mobbing, cioè (questo non viene mai ripetuto abbastanza). C’è una finezza: “stalk” significa “intrappolare” . La trappola e' la sequenza relazionale e fa scattare un contesto in cui c’è una persona che riesce a intrappolare un’altra, perché letteralmente “stalk” significa “appostarsi”, così come “mob” significa “accerchiare”. Quindi per tutti e due i termini sono inglesi.
Io preferisco per “mobbing” il termine “abuso istituzionale” che secondo me è infinitamente migliore, devo dire pero' che il termine “mob” descrive l’accerchiamento di tante persone contro una, mentre il termine “stalk” descrive meglio la persona singola. Se qualcuno di voi ha il coraggio di vederlo c’è “Amabili resti”, che è un film eccezionale che fa capire al meglio come si possa costruire una trappola in cui, in questo caso un serial killer, tende ad imprigionare la sua vittima. Come se fosse un animale selvatico. Lui attirava le bambine vittime costruendo un rifugio sotterraneo di giocattoli e giochi.

Quindi occorre esaminare il contesto di relazione.

Quarto: Riconoscere il ruolo dell'ansia come danno psichico e il fatto che provoca quello che e' il minimo comune denominatore di qualunque situazione psicopatogena: l’isolamento! e qui possiamo agire con la prevenzione. La vittima si rinchiude e viene rinchiusa come in una prigione.

Quindi come difendersi? Vi racconto la storia di Franca.
E qui devo dire un’altra cosa un po’ sgradevole: forse la mia esperienza più eclatante di stalking è stato il caso di una paziente il cui nome con tutti gli appellativi possibili e immaginabili, stava su tutti i muri della città, dalla rotonda del lungo mare fino al Di Cagno Abbrescia! Nome, cognome, indirizzo, qualifiche, capacità sessuali, tipo di prestazioni, telefono… Ad un certo punto dopo anni di insulti murari questa signora Ha tentato di suicidarsi ed era arrivata nel mio Centro di salute mentale. Che fare? psicoterapia e psicofarmaci? non bastava! occorreva cancellare gli insulti!
un’altra volta Don Chisciotte ho fatto una serie di lettere al Sindaco, Procuratore della Repubblica, Polizia, Carabinieri…alla fine ho tolto gli indugi, perché qual era il problema? Tutti dicevano: “che ne sappiamo noi chi è?”, ma come che ne sapete? Questo scrive su tutti i muri della città, c’è un ex marito che le telefona cento volte! Ho scritto perfino al Tribunale dei Minori, sostenendo che era nell’interesse dei figli che venisse fatto qualcosa! Alla fine eroicamente l’ho convocato io in prima persona il presunto colpevole nel Centro di salute mentale di Bari. Il giorno dopo ha "firmato", perché è comparsa una scritta “Maristella,…” con un epiteto che potete immaginare, sui muri esterni del mio stesso Centro!
Mi ero "sacrificata" un’altra volta, però abbiamo avuto ulteriore prova indiretta che era lui e l’abbiamo detto a tutti!
Quando pero' andai dal Procuratore Generale dell'epoca -sono passati moltissimi anni - mi guardò e mi disse: “ noi abbiamo deciso di archiviare”. Siccome sono una donna testarda e non mi fermo, alla fine ho trovato uno, un magistrato, il Dott. Giannella, che ha chiamato il marito e l’ha minacciato e questo l’ha finita!

Allora voglio arrivare a questo: c’è un contesto anche sociale in cui tutti noi abbiamo paura quando succedono queste cose; non è che ha paura solo una persona, hanno paura tante persone, non è paralizzata solo una persona ma sono paralizzate tante persone!

È inimmaginabile che possa accadere quello che è accaduto a loro se non c’è una collusione, che è un meccanismo psichico, per cui si vanno a saldare delle istanze inconsce e anche questa volta mi tocca dire cose sgradevoli, ma dobbiamo dirle, perché il sottofondo della parte della violenza femminile è purtroppo il maschilismo! Queste situazioni sono fortemente connesse agli stereotipi di genere! Gli stereotipi sulle donne e sui deboli sono stati lentamente costruiti in millenni. Anche la psichiatria ne ha costruiti! Anche le religioni! e le leggi!

Vorrei fare un’ultima annotazione su tutte e tre le vittime di cui ho parlato prima : se posso riassumere “troppo buone!”, cioè sono persone eccezionalmente buone e quindi persone così buone devono essere aiutate da qualcuno a distaccarsi!
E qui voglio tirar fuori altre decisive parole: distacco, ambivalenza, rabbia, è lungo questo tipo di perimetro che noi possiamo capire perché la gente fa queste cose, perché il problema vero da cui nascono le perversioni è che l’altro è un oggetto, l’altro è fatto da tanti pezzi, non è una persona intera, ecco perché poi “l’oggetto” può addirittura essere spezzato come una bambola in più parti (non mi piace addolorare ancora il fratello).

Questo accade perché nelle perversioni l’empatia è zero!

Riguardo ciò vi posso consigliare un libro che si chiama “ La scienza del male”, che analizza il motivo della crudeltà, o “La banalità del male”, non c’è neanche bisogno di leggerlo, il titolo dice già tutto!

Quindi la radice di tutte le perversioni è la bassissima empatia, naturalmente sono radici profonde! Io ho curato pedofili, i pedofili dentro sono dei bambini, dei bambini a cui piacciono altri bambini, lo so che questo è orribile da dire, però questa è la radice della pedofilia e fino a che qualcuno non li aiuta a ritrovare questo bambino e a crescere continueranno ad essere pedofili pure che diamo loro 150 anni di galera!
Detto questo, credo che ognuno debba fare la propria parte e credo che, così come io ho fermato di fatto questo stalker, un atteggiamento fermo da parte delle forze dell’ordine o anche dei familiari: “di qui non si passa, perché va a finire male!” possa essere un grande aiuto per evitare tragedie.

Infine un altro mito lo spezziamo: nella stragrande maggioranza dei casi queste persone non sono malate di mente, cioè il fatto che uno sia etichettato schizofrenico in una città in cui ogni due parole una è “pazzo”, quindi per pazzi passano tutti e probabilmente c’è anche del vero ( per sdrammatizzare), non vuol dire che sia pazzo davvero
!
Ma se ha una malattia mentale, che distorce profondamente la sua percezione della realtà', c'è una Legge! la Legge per fare una proposta di TSO e fermarlo! anche le Forze dell'Ordine devono agire. Se non è stato fatto allora deve scattare la denuncia per chiunque a qualunque livello !

Lo stalker si sente a sua volta stalkerizzato, torturato, imprigionato dalla sua vittima che lo tormenta perché' rimane nella sua testa come un chiodo. Su di lei si raggrumano frustrazioni desideri e dolori. Impulsivo, privo di barriere etiche, culturali, familiari, legali, di contesto, di riparo dalla sua impulsività' e dalla sua piena emotiva, spesso passa all'atto: dalle telefonate all'appostamento alle trappole alle calunnie agli insulti alla violenza fisica al femminicidio

Non bastano le Leggi bisogna farle eseguire! Grazie!"

Dalla depressione alla disperazione

di Maristella Buonsante


"Di' tutta la verità ma dilla obliqua
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi." Sono quasi certa che la citazione e' della mia amata Emily Dickinson. :-)

Un po' di anni fa ho scritto in un'intervista sulla depressione. In tono molto "piano". Mi capita di esser rimproverata di essere poco comprensibile; pur difendendomi dicendo che non si possono far diventare semplici cose difficili.  Ne' trasformare il labirinto che letteralmente "e' " il nostro cervello, per l'intrecciarsi di fasci di connessione tra aree corticali e sottocorticali molto differenti nelle funzioni, in un rettilineo. Ogni tanto pero' preferisco appiattirmi e banalizzarmi, ma essere stra chiara. Dunque, ci riprovo sulla depressione, un po' saccheggiando la mia vecchia intervista, perché' raramente mi sono semplificata tanto :-). L'originale e' nel mio sito www.maristellabuonsante.it.

"La depressione è una patologia dell’umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il funzionamento di una persona nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale.
La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno. Talvolta è associato ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica."

Questo è quanto vien fuori da internet. Ho chiesto a miei bravi allievi di cercare su Internet qualche buona definizione. È infatti doveroso per tutti noi confrontarsi con ciò che scrive la Rete perché quelli capaci di navigare sul web ormai innanzitutto chiedono al computer, al medico virtuale (e sì, come esiste l' avvocato virtuale , et cet. e pure innamorato virtuale, last but not least). 

Cosa poi venga davvero capito lo sa solo Dio…. 

Non sono troppo ottimista, perché mi scontro tutti i giorni con le difficoltà di comunicazione che davvero sono alla base di gran parte dei nostri problemi. 

 Comunque, curo persone depresse da quasi 40 anni. Qualcosa ne so.

E ho la fortuna di fare un mestiere in cui -nella mia poltroncina della Scala, peraltro uguale a quella del paziente- assisto ogni giorno a rappresentazioni della vita ricche di colpi di scena. E non di rado i miei pazienti -direi, spesso- descrivono se' e la propria vita, da artisti. Ma per me la vita di ciascuno e' interessante. Mi piace occuparmi dei problemi delle persone. M'incuriosisco e mi diverto a risolverli.

Quello che la gente mi ha descritto è lo stare dentro un pozzo o avere imboccato un tunnel che non finisce mai. O trovarsi davanti una montagna dalle pareti lisce. Come, nelle fiabe di bambino, lo sgomento di Pollicino abbandonato nel grande bosco tetro, o le infinite lacrime della filastrocca dell’innamorata che canta…”sette paia di scarpe ho consumato….ma tu dormi e non ti vuoi svegliare.”

È il tedium vitae.  Mancanza di energia.  Perdere il gusto della vita,  Lasciarsi andare alla deriva temendo e aspettando la liberazione della morte, senza farcela più a sopportare, a lavorare, ad amare, a perdonare….. Svegliarsi al mattino e pensare che c'è un nuovo intollerabile giorno da affrontare. O vedere arrivare la sera con sollievo, pensando che è finita un'altra giornata. In infinite gradazioni, dove prevalgono le une o le altre sfumature, di un sintomo o l’altro. Vi sono persone il cui sintomo più appariscente è il non desiderare di lavarsi; chi dorme troppo; chi invece aspetta l’alba insonne pensando “ oddio, un altro giorno”. Desiderio sessuale? cosa e'? O mangiare compulsivamente odiandosi. O sentire un nodo in gola così stretto da non poter mandar giu' che cibi liquidi. 

E' pensare di non valer nulla. Anzi, non esserci. 

L'anima assente, volata via chissà' dove. In una depressione gravissima, la mia paziente gridava come in Platone, che l'anima era incarcerata nel corpo. (Va da se' come puo' avvenire la liberazione). Un brillante imprenditore, all'apice dei suoi successi, era certo di stare per fallire e trascinare con se' i suoi: famiglia e azienda. 

Una giovane e bellissima donna, lasciata dal suo compagno, affermava che forse se fosse volata via in cielo, si sarebbe incontrata con lui. E poi, la madre disperata che continuava ad apparecchiare il posto a tavola per il suo ragazzo.  Morto. Che lì, su quel sentiero, a seguirla, esitano anche gli angeli, parafrasando Bateson.

Proteo è multiforme…

 Varia sintomatologia, secondo la genesi, il decorso, la prognosi e molto altro ancora…

Quali sono le caratteristiche distintive delle sue forme: lievi, moderate e severe.

Vi sono, dunque, vari tipi di depressione. Tutte le semplificazioni sono… semplificazioni, quindi fonte di gravi errori. Mi sento di scoraggiare al massimo l’autodiagnosi e l'autoterapia con farmaci antidepressivi – . Non e' Cicero pro domo sua. 

E' anche la nausea per i tanti errori anche diagnostici, ai limiti del ridicolo. Il mio e' un mestiere difficile. Mi sorprende sempre che tanti vogliano farlo. E si mettano sulle spalle il peso del mondo. E dunque anche le colpe. 

Certo, tante "depressioni" si rivelano fasulle, anche buffe, anche non curabili, talmente sono sostanziate dell'essenza umana. E poi.... chi puo' dimenticare una simpatica signora in lacrime perché' il marito se n'era andato con una giovane bellezza. Ma la manteneva? no. La amava? no. Ma ... a letto...? no. E dunque cara festeggi la sua liberazione! 

Come bambini siamo pronti ad addolorarci di cose di cui dovremmo esser lieti. Poi. 

Insomma a volte basta un soffio per liberarci di catene immaginarie.

Come scrive Shakespeare, dar parole al proprio dolore evita che si spezzi il cuore.

È il suicidio il principale problema, infatti, nella depressione grave, quella maggiore. Moltissimi ci pensano, per fortuna ben pochi passano all'atto in modo serio. Alcuni fanno tentativi che sono un grido di allarme: se qualcuno c'è, venga. Dicono. 


Nelle forme gravi –che arrivano sino al delirio di negazione, in cui viene negata la propria esistenza stessa (qualcosa di molto simile all’Inferno) – vi è pero' una compromissione significativa del funzionamento sociale, in primis lavorativa (per la casalinga può significare che non riesce più a pulire la propria casa) o di altre aree importanti.

Ma torniamo a descrizioni più' "libresche". Fra i principali sintomi si segnalano, oltre all’umore depresso per la maggior parte della giornata, marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività quotidiane (anedonia), l’affaticabilità e mancanza di energia, la diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi e la difficoltà a prendere decisioni – ciò che chiamiamo mancanza d’iniziativa e non portare a termine niente – l’apparire troppo agitati o rallentati. Ma anche sintomi fisici, quali significativa perdita di peso o di aumento del peso in assenza di una dieta equilibrata, oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi tutti i giorni e disturbo del sonno (insonnia o ipersonnia).

Grande importanza diagnostica hanno i sentimenti di autosvalutazione o sentimenti eccessivi e inappropriati di colpa, che sono la causa principale, con l’anedonìa, dei possibili ricorrenti pensieri di morte. 
La forma più lieve o moderata della depressione (distimia o disturbo distimico), è un disturbo cronico caratterizzato dalla presenza di umore depresso che persiste per la maggior parte del giorno. Secondo il DSM-IV le più caratteristiche manifestazioni del disturbo sono:
– sentimenti di inadeguatezza, colpa, irritabilità e rabbia
– ritiro sociale
– perdita d’interesse, inattività e mancanza di produttività .

Insomma, vi sono depressioni di tutti i tipi. Tutte meritevoli di diagnosi e trattamento? Bah, non credo. Vi è, in questa strana società post moderna, come sempre, una mancanza di misura. O allo specialista si ricorre troppo, o troppo poco.
Io, che sono un’ottimista, penso che è perché siamo a mezza strada tra una società più colta e consapevole e una solo in apparenza alfabetizzata. Voglio dire, una cultura ancora “di massa”, di cartapesta, priva –ancora! – di spessore culturale autentico e di valori.

In alcuni casi è riscontrabile anche una componente familiare ed ereditaria?
Probabilmente sì. Gli studi sui gemelli hanno dimostrato una certa ereditabilità dei disturbi depressivi e il tasso di ereditabilità dei sintomi depressivi si attesta, secondo alcuni, addirittura intorno al 76%. L’ereditabilità è comunque meno probabile per le forme di depressione lieve, mentre sembra incidere più fortemente nelle depressioni con esordio precoce.

Il 70% dei bambini depressi hanno, infatti, almeno un genitore che presenta un disturbo dell’umore. Questa elevata incidenza può essere in parte dovuta anche al fatto che il genitore depresso instaura una relazione non favorevole col proprio figlio, già geneticamente vulnerabile, aumentandone la probabilità di sviluppare il disturbo. Insomma la relazione tra genesi di tipo ambientale o genetico-biologico è tortuosa, non è lineare. Ciò che la gente non capisce, in genere, di questa disputa tra studiosi del comportamento umano è che ciò che si eredita non è detto sia “la depressione”, ma un qualche fattore, persino, anche positivo, che, connesso ad altri, dà maggiore facilità a “scivolare” in depressione. È come un gioco fatale ad incastro, quello tra ambiente e genetica, che intuiamo ma non riusciamo a focalizzare con precisione.

Ne soffrono più gli uomini o le donne?

La depressione è la prima causa del carico di malattie per le donne fra i 15 e i 44 anni sia in paesi sviluppati che in via di sviluppo, mentre è la terza causa per gli uomini della stessa fascia d’età. E'  perché le donne sono ancora  fascia debole, più esposta a un mobbing familiare e lavorativo, ovvero la loro ben nota “sensibilità” connessa all’istinto materno (cioè al dato biologico della prolattina!) le rende più esposte al “mal di cuore” psichico? Non dimentichiamo che al “mal di cuore” fisico sono più esposti gli uomini che vivono il dolore sul corpo, maggiormente. Oggi tantissime le depressioni legate agli aspetti economici e alla mancanza di lavoro o a un lavoro dequalificante. Alla precarietà'. Che viene etimologicamente da prece. Rimando al mio lavoro che pure e' in una nota FB. La psiche al tempo della precarietà'. Il lavoro non ha solo un aspetto economico. E' la principale rete di relazioni. A sentir la Bibbia e' una maledizione del Padreterno: devi lavorare! figurarsi sottrarsi. Oltre il danno la beffa. Infiniti sensi di colpa.

Concludo ricordando che sulla depressione sono state scritti trattati, poesie, rappresentate tragedie, commedie, film e l’arte ha regalato immagini più eloquenti di molte parole. Queste riflessioni dunque vogliono solo essere uno stimolo  per spingervi ad approfondire l’intreccio dei fattori, in una lettura multilivello del disagio psichico, che a volte riveste la forma delle depressioni. Certo, riusciamo ad essere infelici e a tormentarci in un sacco di modi. La liberazione dalle catene psichiche che noi stessi -di solito -annodiamo e' forse il cuore della psichiatrìa, insieme alla comprensione del comportamento umano.


Delitti privati: Se in famiglia cova la rabbia

Intervista di Luca Natile a Maristella Buonsante


Mi fu chiesta nell'hic et nunc un'intervista lampo per telefono, " a caldo", con una metafora truce rispetto all'Evento.  FB con i suoi nostalgici "Accadde..." mi spinge a ripensare se ho detto caxxate, cosa sempre possibile in fretta e furia.

No. Va ancora bene, per la presenza di concetti semplici e volgarizzati ma non banali. Ve la ripropongo. 

Tanto e' così breve che rasenta l'ashtag.  

Ovvio aggiungere che si trattava di un delitto inspiegabile, in un contesto di medio-alta borghesia di provincia, privo di ogni motivo apparente di omicidio.

“Se in Famiglia cova la Rabbia” 

Delitti Privati. I drammatici eventi che hanno travolto la famiglia Piccolo-Chimienti, spingono alla ricerca di letture e analisi che consentano di indagare più in profondità i meccanismi sociali e imodelli relazionali che regolano e definiscono gli spazi e i ruoli all’interno del nucleo familiare “in crisi”. 

Una riflessione che la “Gazzetta”, fa insieme alla Professoressa Maristella Buonsante,psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, Direttore del Centro Salute Mentale Bari Centro ASL BA.

Oggi più che mai la famiglia lamenta grossi disagi che culminano sempre più di frequente nel dramma. 

“All’interno della famiglia–spiega la psichiatra- possono svilupparsi tensioni altissime, alimentate da eventi di notevole gravità come un rovescio economico, la malattia dei figli, una relazione extraconiugale. Poi ci sono quelli che potremmo definire “gli eventi simbolici” apparentemente meno gravi ma che diventano valvola di sfogo di disagi e rabbie latenti, represse”

Le tensioni familiari più gravi possono essere originate dal modo di essere e dal carattere dei singoli?

“Ci sono persone che hanno dentro un’alta carica critica, che le induce a non ragionare sugli eventi ma ad “aggredire”. Ogni lite diventa un’occasione per attaccare l’identità dell’altro”

Violenze e delitti spesso si consumano in famiglie agiate, borghesi, che dovrebbero essere più attrezzate anche culturalmente.

“ Pensare che siano solo fattori di tipo socio economico o socio culturale a generare le tensioni e le crisi familiari è un errore. La rabbia monta ed esplode all’interno di quelle famiglie che alimentano risentimento reciproco. Minimizzare, non voler riconoscere i problemi, tenerli nascosti, non chiedere aiuto, rifiutare un sostegno, sono tutti comportamenti distruttivi che possono portare ad uno scollamento dalla realtà ed innescare un processo psichiatrico grave. Grave al punto da voler la morte dei figli per il desiderio di salvarli”.


La psiche al tempo della precarietà


La precarietà  è insicurezza. Dipende solo dalle condizioni lavorative? No, è una condizione esistenziale che investe l’identità sociale (a sua volta già costruzione precaria, incompleta) e si riverbera su tutte le altre coordinate degli esseri umani. La persona senza lavoro non ha più la possibilità di costruirsi una storia, di dare un senso e soprattutto avere un progetto per il presente e il futuro della propria vita, dunque perde la possibilità preziosa di completare la propria identità.

Sulle tracce di Baumann  ricordiamo che questo status precario dell’identità è una verità che tende a essere usualmente velata, segreta. Ora non più.

Nell’illuminante saggio del marxiano Gallino, Scialanca illustra l’interessante ipotesi -lo sappiamo bene in psicoterapia, che le idee contagiano, possono guarire e possono far ammalare – del “contagio” fatto dall’idea-virus della “rimercificazione del lavoro”. 

Scrive Gallino: «La concezione che il lavoro è un oggetto diverso e indipendente dalla persona del lavoratore»; e ancora: «Quando la giovinezza sarà passata […] i progetti di vita rinviati […] le esperienze professionali frammentarie dei lavori flessibili protratte per lungo tempo […] comporranno un curriculum dinanzi al quale il Responsabile delle risorse umane scuoterà mestamente il capo». 

Taccio sulla filiazione della “managerialità” dalla psicoterapia sistemica, perché me ne vergogno.

Mi viene da dire che il nostro è un Paese d’identità fragile, precaria; e questa precarietà, caduti i veli sull’indebitamento legato al miracolo economico degli Anni del Dopoguerra, è ora per così dire interiorizzata. I nodi sono venuti al pettine.

Per ricordare quanto il lavoro sia centrale nella costruzione dell’identità, basta la Genesi. È lì che troviamo il lavoro come Ordine Divino. E noi donne, condannate “solo” a partorire con dolore, abbiamo compreso che occorreva avvolgere il Padreterno nel paradosso; oggi lavoriamo, anche. Dunque siamo doppiamente obbedienti e chissà, finalmente libere. 

Dunque, la precarietà dell’esistenza a cui gli esseri umani tentano di sottrarsi sulla Terra (attraverso un faticoso adattamento e utilizzando tutte le armi della Doppia Elica, costretti alla creatività) pone la resistenza come condizione necessaria. Non dimentichiamo che l’antinomia precarietà/stabilità è già nella natura, che Bateson ricorda essere la fonte di ridondanze e metafore che guidano anche le nostre connessioni neuronali.  La liquidità del mare evoca instabilità, alberi giganteschi come la nostra Quercia Vallonea di Tricase ricordano che si dura nel tempo attraverso robuste radici..

Ma noi prendiamo fragili barche e sfidiamo il mare; non siamo fatti per stare al sicuro nel Porto. E sfidiamo la gravità volando, pur senza ali.

Negli oltre trent’anni di applicazione della Legge 180 in Italia - che ha sancito la chiusura dei manicomi e la nascita dell’assistenza psichiatrica sul territorio – nella trincea della guerra dei Centri di Salute Mentale, ho costruito contesti terapeutici 6); seguendo le coordinate di raccolta delle informazioni fornite da persone in sofferenza psichica, poi, ho maturato una metodologia multilivello. 

In geometria qualunque costruzione è tridimensionale, ho lavorato dunque su più dimensioni per ciascun paziente. Sulla storia individuale, familiare, di rete sociale. Oppure sulla biologia del paziente, sulla sua storia, sull’equipe curante stessa. Gli esseri umani sono complessi e curarli non può esser semplice. 

L’ultimo atto della tragedia psicotica è l’isolamento relazionale, il primo, per inversione, verso la rinascita, è la riconnessione, ma senza il contesto lavorativo la nostra opera è incompleta. 

Perché appunto, il Lavoro, come scrive Gallino, non è merce. 

 Noi psico-operatori abbiamo pregato, ci siamo arrabbiati, abbiamo accusato, nelle Istituzioni, perché giungesse possibilità lavorativa come completamento della nostra opera di risanamento. Che non fossero strumenti assistenziali i bonus concessi, che fossero finalizzati a scongelare il tempo immobile degli psicotici, aiutandoli a cambiare stile e ritmo di vita mantenendo punti fermi.

Perché una persona in disagio psichico è precaria per definizione, deve esser aiutata a ricucirsi le ferite e a ricucire il proprio Mondo: l’insicurezza può arrivare persino alle percezioni (sentire cose che nessun altro sente, vedere cose che nessun altro vede…). Ma anche banali - e sempre più frequenti, non a caso - attacchi di panico fanno traballare paurosamente il proprio mondo.

È come se uno spiritello beffardo dunque stia cambiando gioco in corso di partita. Abbiamo le idee più chiare su cosa occorre fare per migliorare la salute mentale e ci applichiamo a costruire un contesto per gli psicotici in cui possano guarire (per esempio borse lavoro: feci un bel progetto nel 2002, per un maquillage della bruttezza della città). Invece… sorge un pauroso contesto: la crisi di sistema che può far ammalare i sani (e rigetta a mare il lavoro con gli psicotici di tanti anni). Vien da dire: avete visto? Ci aveste dato maggiori possibilità di aiutare i pazienti nel percorso lavorativo, avremmo imparato di più e adesso i “sani” avrebbero tratto profitto dalla loro tolleranza e solidarietà!

Tranne un circolo di happy few, per genialità o per risorse – in cui la precarietà può essere stimolo positivo, di qui anche l’incomprensione di elite socioculturali- vedere traballare il proprio mondo per i giovani significa uscire da un’infanzia e adolescenza finalmente discrete o buone (in Occidente); molti sono addirittura stati trattati come “piante di serra”, iperstimolati e poco allenati a resistere alle frustrazioni per arrivare in un ambiente esterno irto di difficoltà, che non permette di completare il processo di maturazione.

 E i sintomi psichici di questo “non voler crescere”? 

 Ansia, disturbo del sonno, rabbia e depressione, ossessioni, fobie, dipendenze da alcol o sostanze e/o deformazioni della struttura di personalità, malattie psicosomatiche e pure fisiche. E peggio, suicidio!

 La nuvola di variabili onnipresenti nella vita di ciascuno – l’aspetto fisico, la famiglia e le altre società intermedie etc. - potrà determinare sintomi in un variegato spettro, secondo come s’ingranano con le sequenze di temperamento, di contesto, di situazioni, di comunicazioni nel singolo individuo. 

Ma in ogni età della vita subiamo processi di cambiamento psichico, che possono farci meglio integrare o diventare più fragili e destrutturati. 

 Dunque in ogni età della vita la precarietà, la perdita dei diritti e delle sicurezze, precipita in lesioni della salute mentale, colmando purtroppo la forbice tra “normali” e “fragili” dall’opposto della parte che desideravamo.

Come possiamo proteggerci? Innanzitutto smettendo di vedere il mondo come strutturato sull’economia. 

Popper  ha «fatto a pezzi il marxismo volgare, ricondotto a un determinismo meccanicista e all’economismo»; Fromm inverte, sostenendo che lo scopo del socialismo è lo sviluppo della personalità.

Nel 2004 ho coniato “psicopolitica” 11) seguendo questi Maestri. Mai come in questa crisi di sistema è evidente il gioco dei fattori psichici sul Mercato stesso, che oscilla paurosamente anche secondo informazioni, opinioni, stati d’animo. Proteggiamoci però ricordando che la stessa idea della Precarietà può diventare un virus che amplifica il nostro stato d’animo provocando blocco e paura. O una rabbia che ci fa perdere capacità di tattica e strategia.

La Resistenza è dunque difesa anche per la nostra Psiche, ragionando in termini di salute mentale; resistenza nel mantenere il nostro mondo, sostenuto e illuminato dal confronto tra di noi e con i punti luminosi che ci hanno lasciato in eredità i percorsi delle loro riflessioni, il loro sapere, i loro valori, le loro buone pratiche. 

1 L’etimologia del termine è da “preghiera”, o “prece”. La dice lunga….

2 Richard Sennett, «L’uomo sensibile», Feltrinelli 2001 in M. Capezzuto, «Psiche precaria»,www.psicologodiroma.it

3 Z. Baumann, «Intervista su Precarietà e Identità» (web)

4 L. Gallino, «Il lavoro non è una merce», Laterza 2007

5 G. Bateson «Per un’ecologia della mente», Adelphi 1976

6 M. Buonsante «La costruzione di un contesto terapeutico in un Servizio Psichiatrico Territoriale»,

in M. Buonsante et Al. Psicoterapia e oltre: i Modelli relazionali nei diversi contesti, SIPPR, 1994

7 T. Adorno, «Minima Moralia», Einaudi 1974

8 M. Maj in «Crisi finanziaria, suicidi in aumento» di M. Pappagallo, Corriere della Sera, feb 2011

9 K. Popper «The Poverty of Historicism», Feltrinelli, 1975

10 E. Fromm «Marx’s Concept of Man», Hangar, 1961 in Enciclopedia, Voce Futuro, Einaudi 1977

11 M. Buonsante, Psicopolitica in «Governare per»



Pubblicata in Senza paracadute, di Antonio Loconte, Adda Editore, Bari 2012


Seminario "Tecniche riabilitative per la costruzione di un contesto di relazione"


L'attenzione per la psichiatria, sia del nostro Governo che nelle Istituzioni sociosanitarie è scarsa. Purtroppo invece la psichiatrìa non viene dimenticata dalle vittime, di solito della psicopatologìa occulta altrui. Dunque... cerchiamo di lavorare controcorrente, per curare, riabilitare o persino guarire!

Mercoledì 30 maggio, alle ore 9, nell'Aula Balestrazzi del Policlinico di Bari si terrà il Seminario "Tecniche riabilitative per la costruzione di un contesto di relazione", per studenti ed operatori nel campo della salute mentale, per illustrare tecniche e valutazione di Riabilitazione Psichiatrica, oggetto di specifici Corsi di Laurea della nostra Università.

Il focus sarà su come lavorare verso l'obiettivo della ricostruzione di un contesto di relazione, per una migliore qualità di vita, di persone seguite in Psichiatrìa.

Verranno dunque presentati i risultati ottenuti attraverso la "misurazione" di disabilità, seguendo il test di Luc Ciompi, pioniere della psichiatria territoriale e antimanicomiale, nel Centro di Salute Mentale Bari Centro, prima e dopo l'utilizzo, secondo la metodologìa multilivello elaborata da Maristella Buonsante, di laboratori innovativi quali quello sulla comunicazione virtuale, e sul linguaggio corporeo (De Tullio Art Breaking, yoga) o tradizionali come il giardinaggio (in collaborazione con la Coop Nuovi Sentieri), sul reading e cinema ed altro.

Gruppi di persone hanno così piacevolmente trascorso il tempo insieme, imparato ad usare il computer, per giocare, stare su Facebook, chattare. O hanno discusso di poesia, cinema, leggendo libri e vedendo film, di solito comici. Hanno scambiato cellulari per fare una pizza insieme, gradatamente passando ad attività esterne al Centro. Si è così potuto migliorare in modo significativo lo stile di vita di persone afferenti al Centro di via Pasubio -e al Presidio di Carbonara - dell'ASLBA, per la ricostituzione di una piccola Community dove relazione e comunicazione sono più funzionali, seguendo il filo dell'individualizzazione dei programmi terapeutici.

Cio' è stato reso possibile grazie al significativo rapporto terapeutico e umano con le famiglie d'origine, da sempre livello-cuore della metodologìa,  dalla rinnovata attenzione del Dipartimento di salute Mentale dell'ASLBA per un finanziamento, modesto ma sufficiente, dall'attenzione del Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica  ed Altri Corsi, attraverso l'invio di numerosi tirocinanti. Sono stati coinvolti 150 pazienti, contribuendo in modo significativo dunque a cambiare abitudini di vita rompendo l'isolamento, aggiungendo abilità e promuovendo gruppi amicali. E' stato invitato come Ospite Esperto Nicola Macerollo, dirigente della Procura di Bari, per presentare le prospettive legate all'Amministrazione di Sostegno, pratica professionale legata spesso alla Riabilitazione, a volte necessaria, anche in modo temporaneo.

Verrà anche proiettato un video di Luc Ciompi.

Concluderà Francesco Margari, Coordinatore del CDL citato. L'introduzione sarà a cura di Maristella Buonsante, direttore del Centro di Salute Mentale citato. Il Seminario è aperto anche a persone interessate agli argomenti.


Il testamento biologico


Il problema, in generale, riguarda la nuova schiavitù.
Il termine può sembrare eccessivo, ma quando la manipolazione raggiunge il livello del corpo, mi sembra giustificato.

Ultimamente ho sentito invocato spesso l'uso della legge dell'amministrazione di sostegno - snaturandone la finalità civile protettiva - perché il giudice tutelare decida se il paziente deve essere costretto ad assumere psicofarmaci. Da anni mi batto contro la costrizione all'uso di neurolettici per gli psicotici, fuorché attraverso il Trattamento Sanitario Obbligatorio o l'interdizione (nei casi davvero gravi, come da legge 180, esistono dunque strumenti per intervenire). L'adesione alle cure psichiatriche dovrebbe essere ottenuta, piuttosto, attraverso la costruzione di un contesto di fiducia e il convincimento. 
Invece la "nuova" psichiatria, dunque, mira soprattutto a difendersi.

Per questo, che l'attacco sia a livello dell'estremo baluardo d'identità e di libertà, il corpo, non mi sorprende.

Spesso mi indignavo, in passato, per la disinvoltura con cui donne neanche psicotiche, ma solo borderline, venivano allontanate dai loro figli, attraverso uno pseudo affido, o con l'adozione "mite" (anziché essere aiutate ad essere madri migliori), da tribunali minorili e servizi sociali. Mi accadeva di pensare con quante forme mistificate il potere celi la sua oppressione sui deboli, in ogni epoca, in questa passando dalla violenza fisica a quella morale. Ai deboli può non essere più concesso neanche di essere prole-tari: anche la loro prole, con il calo di natalità, è oggetto di desiderio.

Ormai, dunque, il corpo rischia l'invasione non più solo con la violenza dello stupro, ma coi sondini, con gli psicofarmaci, in forme ammantate di carità. E' l'impossessarsi del corpo dell'altro (che sia maschile o femminile non importa ai perversi) l'esercizio del Potere. 

Una triste conquista di parità di genere.


Una Italia donna amata anche dagli uomini


Donne e politica: non per giustizia, nè per pietà, ma per saggezza

Esistono, donne, in tutti i contesti, eccezionali!

Chi non accetta di farsi curare da una psichiatra? O di farsi progettare una casa da una ingegnere? O rivolgersi a una poliziotta? Di ascoltare una pianista? Di farsi condurre da un’autista….?

Da più parti sento auspicata l’idea che giungano infine idrauliche ed elettriciste: alcuni arrivano a desiderarla come una liberazione….Ma l'assalto al livello politico trova roccaforti ancora inespugnate.

Eppure, secondo voi, quanto cambierebbe il mondo se negli assetti istituzionali, nel sancta sanctorum del Potere, in Politica, giungessero donne che usano il loro cuore e il loro cervello per un diverso problem solving?

Non è giunto il momento in cui gli uomini, sinora supportati (a volte, sopportati) dalle donne, scelti, eletti dalle donne, sostengano con forza e coraggio l'ingresso femminile nelle Istituzioni?

Non per giustizia, nè per pietà, ma per saggezza.

Certo, alcuni pensano che in fondo le donne abbiano già guadagnato moltissimo spazio. Altri pensano la vera meritocrazia è asessuata. Ma per le donne, ancora di più che per gli uomini, primeggiare per merito rimane ancora difficilissimo.

In queste elezioni comunali ancora le donne non sono state elette (tranne una).

Eppure nella nuova giunta Vendola la presenza delle donne sarà imponente! Di questo ringrazio il Presidente.Michele Emiliano Sindaco di Bari la scorsa volta è riuscito ad inserire alcune donne di valore a livello degli Assessorati. Per la prima volta numerose.E' uno dei segnali di cambiamento più importanti che il Laboratorio Politico Puglia ha comunicato.

"Il mondo ha bisogno delle caratteristiche proprie della donna, mi auguro di essere governato, curato, istruito.... dalle donne!" Ha scritto un mio amico su Facebook, nel dibattito che ho attivato per sentire umori, idee, resistenze al cambiamento. Da ambedue i sessi sono respinte, certo, donne che si muovono ed agiscono come e peggio di certi uomini. Che usano modi e sistemi “maschili”. Comunque, in attesa dell'assoluta parità e del trionfo del sistema meritocratico e che arrivi maggiore cervello per tutti, qualcosina bisogna pur farla!

Si rischia di mistificare che sinora ostacoli non casuali hanno sbarrato il passo alle donne...

Certo, occorre da subito sollevare il problema della scelta di donne con identità professionale forte e nitida, di chiara fama.Non è politically correct proporre mogli, comari, fidanzate, figlie, amanti....Arcinoto il vantaggio che così è più probabile che si abbiano politici fuori dei comitati d'affari. Che hanno preso il posto, spesso, dei vecchi partiti.Sottolineo che le donne nelle istituzioni politiche sono una delle poche possibili chiavi, per uscire da questo labirinto. A volte ho la sensazione che abbiamo costruito contesti labirintici da cui gli stessi costruttori non sanno più uscire.Con l'intelligenza emotiva che la moderna psicodiagnostica ha riconosciuto avere alto livello nelle donne – indispensabile in politica e per chiunque maneggi relazioni significative!- molte questioni sarebbero valutate con maggiore umanità, buon senso, concretezza.Molti, uomini, donne, giovani, sono ormai pessimisti, disillusi dal livello politico. Pensano essere un "sogno che anche solo poco potere possa essere delegato per privilegiare, con nomine politiche, onestà, ideali e competenza". Quasi che “il livello politico sia un tumore maligno con metastasi in ogni ganglio della vita pubblica”.Ma se non avessimo forze positive potenti, dentro di noi, saremmo all'età della clava. Anche per questo... ci vogliono (vere) donne. Con energia positiva.Che gli uomini dimostrino di avere il coraggio di farlo. Di costruire una Paese anche per le donne, amato anche dagli uomini.

L’amministratore di sostegno: dalla legge al know how


Dopo 5 anni di applicazione della Legge, facendo seguito all’Evento formativo dell’AslBA, all'uscita stessa della Legge 6/2004, applicando la metodologia di “formazione a rete” elaborata dalla stessa Scrivente, si è scelto di rivedere il setting e di fare il punto sulle esperienze elaborate da chi è in trincea. 
Cioè operando sul territorio psichiatrico, che ha ispirato i modelli successivi di spostamento di focus dell’assistenza sanitaria dall’ospedale al territorio.
Sicuramente il personale di ogni ruolo dei Servizi Psichiatrici e Socioassistenziali, è coinvolto nella problematica, da sempre centrale per le molte incertezze e confusioni sulla capacità d’intendere e di volere, che hanno seguito le peregrinazioni concettuali anche dietro i nuovi assessments dell’ intelligenza e le nuove acquisizioni sul comportamento umano.

Malattia mentale non è sinonimo di incapacità e la maturazione delle due discipline in merito fa cogliere il ventaglio di posizioni diversificate, a cui non può che seguire la possibilità di più fini discriminazioni psichiatriche e legali, al posto della vecchia impostazione “ tutto o niente” (interdizione o capacità totale).
D’altra parte gran parte del personale è quasi digiuno di qualunque informazione in merito, come peraltro accade in tutti i “confini”tra discipline diverse.
Il formato dell’Evento è strutturato in tre parti: una giuridica, che vede come protagonista il Giudice Tutelare di Bari preposto ai provvedimenti sull’amministrazione di sostegno; la seconda in tavola rotonda interattiva di operatori con le loro casistiche o con le “ soluzioni creative” al continuo problem solving imposto dalle nuove richiesta del territorio, la terza parte con ampia possibilità d’interazioni tra tutti i presenti.

Si vuol favorire l’interazione tra le parti in opera dando spessore di realta’ alla configurazione di rete, con la formazione di un’ equipe interistituzionale, che però valorizzi le differenze perche sono parti fondamentali delle identità istituzionali.

Obiettivo non secondario, oltre a quelli citati, è infatti la valorizzazione del patrimonio culturale della psichiatria territoriale, di quell’avanguardia di idee e soluzioni creative sull’assistenza di cui, ancora, non viene riconosciuto il merito pioneristico in trincea agli operatori italiani -migliori – della Legge 180 del 1978, in Puglia particolarmente fruttuosa. Coerentemente al modello sanitario “ a rete ” che si tenta di sviluppare in Regione, la formazione odierna si avvale del self report e della discussione di più persone facenti capo a più ruoli professionali. Si può evidenziare e favorire l’interazione all’interno della filiera che va’ dalla “domanda” di persone, famiglie o istituzioni, all’organizzazione ed esecuzione della “risposta” e al controllo della corretta “risposta” organizzativa alla domanda. Si possono così correggere distorsioni nelle prassi e comunicazioni presenti nelle pratiche dei Servizi, sì da raccogliere utili indicazioni per gli operatori tutti.

La conoscenza reciproca di difficoltà, limiti, funzioni è basica per la costruzione di alternative “comode” e desiderabili per i cittadini al ricovero per raggiungere l’obiettivo di una migliore qualità dell’assistenza e della vita. 


Astrea - 2005 - Sull'effimero

"dei matmos"


Ho raccolto l'invito - chiamamolo così che il termine esatto sarebbe "ordine", in sostanza - sotto forma di supplica, di mia figlia di scrivere sui Matmos. Lo devi fare, mamma. Così come mi aveva detto devi andare, mamma, perchè io non posso. Una volta le brave madri cucinavano pasta al forno, stiravano inappuntabili grembiulini bianchi, blu e neri, o persino rosa e celesti. Negli anni ‘50 s'ingegnavano a fare incredibili fiocchi annodati nei capelli. I fiocchi gareggiavano con le ali degli arcangeli e con quelle dei cappelli delle Vincenziane e, naturalmente con quelle degli altri bambini. Vi era un’occulta gara a chi vinceva la naturale tendenza frivola del taffetas ad ammosciarsi e, ad un altro livello, a chi impegnava più tempo femminile a fare cose inutili, precise ed effimere. L'Arte era vietata alle femmine, se non nell'effimero: senza traccia dello loro intelligenza. Energia, metodo e passione erano applicati nei salmì o nella coagulazione, al punto del desiderio, dell'uovo alla coque. O nei fiocchi di taffetas, appunto. Un delitto perfetto dell'identità della foemina sapiens sapiens consumato in saecula saeculorum.

La sera del concerto, dopo aver oltrepassato decine e decine di panchine, luoghi di notturni picnic alla barese, in riva al mare, dopo dubbi ed esitazioni, per l'assenza degli ordinari segni di Musica, siam giunte al luogo. Ci siamo sedute, io e l'altra anziana avventuriera trovata, in fondo in fondo (le ultime), su un improvvisato sedile di pietra, difeso da transenne bianco-rosse, da me aperte e poi richiuse. Segnalate alla pubblica meraviglia, due mamme, l’altra già nonna, hanno assistito, fino all'orario concesso ad una Musica Buona, sorprendendosi delle mutazioni avvenute in sordina, per il rito accettato dai presenti, dell'infilaggio di bottigliette nel centro forato del contenitore di rifiuti, per il silenzio, per la gentilezza di non occupare, loro tutti in piedi, lo spazio alle due uniche sedute. Nessuno dei Nostri Coetanei a vista... Solo, noi due, pericolose oppure in pericolo? 

Sto ondeggiando sui fili logici per arrivare ai Matmos: ho parlato di fiocchi perchè anche loro due sono annodatori di taffetas, dei perfetti tessitori dell'effimero, anzi dei valorizzatori del minuscolo, della flittena piccola creatura della scollatura epidermica (la nascita della flittena, dopo apposita bruciatura per sigaretta il primo "pezzo"). Il loro primo video sonoro sarebbe molto piaciuto a Francesca Woodman, infelicissima donna-bambina alla ricerca dell'identità e del suo corpo. Certo l'idea del suono delle mollette da bucato sulla sua pelle avrebbe aggiunto un tassello alla sua ricerca. Mollette prive del bucato, mani femminili prive del loro compito di purificazione dello sporco.
Come mi dispiace non aver potuto curare ovvero prendermi cura con il suono delle parole del cuore di "uomo-di-legno" della Woodman. Ed è stato proprio ondeggiando sui Mattmoss che ho scoperto che lavoro come una donna tradizionale, sull'effimero delle parole della psico-terapia, che non può essere riprodotta nè sui libri nè con la videoregistrazione. Esattamente come le le ineffabili pizze di ricotta di mia madre e di mia nonna Stella anche i miei capolavori sono effimeri e mangiati dai miei pazienti. Quindi cresta bassa, per favore, come dice mia figlia.

E' vero, ai miei tempi, noi, eccessivi!, abbiamo dato musica al sound of silence, ma i Matmos offrono una sbirciatina ad un'altra realtà, celata sotto gli occhi. Scusate se è poco. E' la prova del fatto che continuano, i ragazzi, ad esplorare il mondo come esplorava ai miei tempi la beat-generation, a cui mia figlia mi accusa di esser stata estranea. L'orgia di suoni provoca una mutazione anche nella città dei bari: non moltissimi, ma in punta di piedi, zitti zittti, guardavano-sentivano lungo più piani, sul video, con gli occhi e con le orecchie, in sincronìa, sullo stage, seguendo la frenesìa degli stessi martelletti, riconosciuti solo perchè così grandi negli schermi, e giocattoli di ogni sorta. La Musica della musica (il suono generato dal martelletto stesso che diventa musica) mentre trionfa il riconoscimento dellla natura paradossale. Di più: il paradosso viene costruito, non solo riconosciuto o svelato....

E così una vecchia psichiatra è stata condotta per mano a ri-conoscere il Mondo da sua figlia. E dalla sua amica Caterina – lei mi ha parlato della Woodman - e dalla loro coetanea Betabea, che mi ha prestato il libro…. Invece le mie compagne-di-fiocco Marina sr. e Patrizia pur pregate di accompagnarmi, hanno tradito me e i Matmos con una pizza (chissà il suono appicciccato della mozzarelle....sto mattmosseggiando).

Così, sono andata al posto di mia figlia, ed ora, con obbedienza, scrivo per lei. Ecco Marina, tieni questo al posto dei soufflees che non hai -mai- avuto, dei vestiti che non ho stirato...


Rivelazione e/e' liberazione in Schwazer


Ancora di più che stimare il coraggio di confessare, gli dobbiamo gratitudine per averci svelato quanto sospettavamo! e cioe' l'enorme noia di allenare il proprio corpo per 36 ore la settimana, come fosse un lavoro; di non poter bere una birra con gli amici, come un monaco; di fare da anni sempre le stesse cose, le stesse gare, gli stessi riti e gli stessi allenamenti; persino fidanzato con un'altra atleta, certamente assai più appagata di lui per il valore della bellezza e da un investimento narcisistico più complesso. Dunque, chiuso nel Mondo del Corpo.

Mi sembra di sentire nel suo pianto il grido dell'anima chiusa nel corpo, imprigionata, come nel Dialogo di Platone e nel delirio di una persona che ho curato tempo fa.

Giungo a pensare che abbia gettato il cuore oltre l'ostacolo, perchè desiderava talmente tanto "andar via" da questa prigione da aver costruito un contesto di rivelazione, dunque, di liberazione.

Assomiglia dunque all'Ispettore Quinlan in Welles, ma per riuscire ad accusare se', appagando le molteplici esigenze della sua anima, in un solo gesto, come bevendo dal calice velenoso, per morire e poi rinascere.


In gita alla Reggia di Caserta

Chi o cos'è Astrea?
Intanto, era la dea della giustizia che andò via sdegnata dalla Terra.
Impattai la sua icona a Spoleto, molti anni fa. Rovistando nel mercatino di vecchie cose trovai un libriccino della fine del '700 dal titolo (mi pare) "il ritorno di Astrea" ovvero "Astrea placata". Era bellissimo e molto caro sicché lo lessi lì per lì. In piedi. Apollo calmava Astrea dimostrandole che gli esseri umani soffrono acutamente nella relazione per l'invidia delle qualità altrui.
Insomma, più o meno, questo mi ricordo.
Ricordo anche che lo trovai arguto, come spesso il Metastasio, autore scoperto tramite il mio paziente più terribile, e più amato, che mi regalò, come dono prezioso, il coltello a serramanico con cui aveva terrorizzato e minacciato i miei infermieri.
E poi mi regalava poesie sue e del Metastasio, libri di psichiatria, fotografie, detti latini (Amicus Plato, sed magis Amica Veritas), bigliettini di humour nero come “all’unica persona che mi sa capire…ti voglio bene da impazzire”.
Quando, sul territorio, facevamo gli “accalappiacani” come loro (gli infermieri) dicevano nei tristi e luminosi anni ottanta-settanta della psichiatria territoriale italiana.
Ero molto giovane, ancora più naive e però, anche strategica insieme, di adesso; erano lupi, però, lupi, e non certo cani. Tranne qualche cucciolo sperduto.
Lupi-pazienti, lupi solitari, veri Raminghi, pochi (i pazienti sono per gran parte tra gli agnelli) e lupi-infermieri.
Discesi dal manicomio, calati senza arte né parte sul territorio, rabbiosi per il troppo subìto, entrambi allenati a guardarsi le spalle e a colpire per primi, se no sei morto. Volevano tutti educarmi.
Ero il loro “capo”; temo che ne sia nato uno strano ibrido tra cappuccetto rosso e il lupo, una specie di cappuccetto rosso che sta con i lupi.


Ho poi ritrovato Astrea nella Reggia.

Nel 2001, credo, o nel 2000. Ho bellissime foto anche in gruppo. La gita fu il banco di prova, l'esame finale a pieni voti, magna cum laude, delle capacità di resistenza del gruppo di persone, seguite a lungo, e delle tante loro qualità intellettive, di sensibilità, morali, recuperate dalla sommersione della malattia mentale.
Qualcosa molto al di là della normale cosiddetta " salute mentale" ritrovata anche forse, ma con tante ammaccature. Questo "oltre" -psicoterapia ed oltre- ha portato anche me a procedere a zig-zag in un mio itinerario professionale? psicopolitico? negli ultimi due decenni.
Non so se loro – i pazienti dei centri di salute mentale che ho diretto in quasi trenta anni hanno seguito me o io ho seguito loro, cioè se hanno subìto loro le mie disgrazie, o io le loro. So però che il risultato, in termini di saggezza per loro e di conoscenza per me, è stato prezioso e inusuale, ben lontano da ciò che era nelle aspettative.

Siamo scesi dal pullman marca "Pellegrini" per la fermatine, “per fare acqua” e per una merenda. Così si diceva al tempo delle mie monachelle-bambine; in fondo, il loro Ordine è di Maria Bambina!
Merenda da anni ‘50, consumate ai fianchi del lussuoso pullman marca Pellegrini, senza entrare a pazziare, a sprecare, nei bellissimi e peccaminosi bar dell’Autostrada del Sole.
Merenda tirata fuori da lunghi vassoi, termos colmi di caffè lungo (si sa…. attenti alla nervatura), dalla carina accompagnatrice dell’agenzia, nervosa e gentile.
Alla prima gita di salute mentale, preoccupata e per questo sorridente. La merenda fu consumata in sbigottito silenzio dai più. Leggevo nei loro occhi desiderosi di saggio comportamento una muta domanda: perché diamine non entravamo nel bar, come sempre?
Aura premonitrice degli eventi già decisi da mamma-agenzia – e non si discute!- per le ore successive.
Pentitevi, “pellegrini” se siete in tempo….

In punta di piedi, davanti al Giardino fatato della Reggia, abbiamo scoperto che non avevamo i biglietti né per il trasporto nel Giardino, per il pur economico Bus, e…tantomeno per i deliziosi tandem, o le carrozzine… offerte con veri cavalli .
Privi di biglietti e di mezzi, cenerentoli mai invitati alla Corte, siamo entrati, in bus, spinti dall’energia della mia rabbia. Tanto ero arrabbiata, che son caduta in ginocchio di fronte al bus. I pazienti-pazienti erano più abituati del mio corpo a tollerare le frustrazioni…ma uno di loro aveva avuto, dopo un chilometro sotto sole, un attacco epilettico.
Lo Spirito è forte, ma la Carne è debole.
Alla fine della gita l’accompagnatrice si mise a piangere , per le troppe emozioni del breve viaggio e per la sorpresa dell’epifania dei “pazienti” così educati, bravi, gentili, intelligenti. Colti, curiosi, interessati così tanto di più delle solite comitive di gitanti.
E del suo essere stata strumento inconsapevole di loro ulteriori afflizioni. Finsi di consolarla, ma la feci piangere di più.
Così nel magico giardino inglese regale ho fatto io da guida. Non avevano prenotata neanche quella, perché non immaginavano tanta cultura nei pazienti, tanta curiosità di vedere e sapere.

Quando poi… a quel livello di Bellezza non serve la cultura, serve solo l’innocenza.
Lo sanno tutti.

Invece, dopo il magro pasto (cioè grasso, da poveri: ormai i ricchi mangiano foglie e bacche), la Guida c’era, eccome se c’era, per la visita nella reggia.
Una lunga sfibrante noiosa - pure per me - visita.
Di non so quante ore: e tutti pazienti-pazienti beneducati, attenti e gentili. Solo io osavo a tratti interrompere il fiume barocco dell’eloquio della Signora Guida.
Già intimoriti dall’orribile Ristorante precedente: dopo tre rampe, la soffittella senza luce ed aria, paretata di legno come una baita, pronta per isolarci se lo schizovirus avesse travolto gli ultimi brandelli di cervello degli operatori (si sa, chi va con lo zoppo…)
Gli altri due piani erano vuoti, a nostra maggiore umiliazione.
E a loro ulteriore disdoro imperituro.
Il mio formaggio era stato arrostito sulla gratella del pesce.
Per una vegetariana una indesiderata coincidenza d’opposti; ma grazie a Dio mi sono salvata così dal resto. E poi, i nostri recettori sensoriali hanno così potuto classificare l’inclassificabile puzzo dell’aria.
E chi ci poteva arrivare mai? Neanche il signor Naso in persona. Siamo allenati alla decodifica dei buoni odori; i cattivi non hanno nome. Comunque, purtroppo, nessuno ha protestato: per non darmi un dispiacere, credo. Mi ero presentata d’improvviso al pullman, al mattino ed erano stati contenti.
Per motivi analoghi non ho protestato io, perché, come sa ogni buona padrona di casa, si procede sempre con il sorriso sulle labbra anche mentre si consumano tragedie di cibi, torte sprofondate perché troppo creative, candeline mancanti, troppi ospiti, troppo pochi…
La vita è difficile in ogni sua forma per chi s’impegna.
E poi fare buon viso a cattivo gioco, strategia suggerita anche da Guicciardini , serve per evitare tensioni agli ospiti ed ulteriori errori al personale. Tuttavia, sono riuscita a dare un colpo secco al destino, in quella gita arruffata ma olimpica, di una sua serena grandezza.
All’uscita della reggia erano scomparse le pietose toilette mobili subito adocchiate all’ingresso (ma con l'ignoto artefice della sparizione fregato dalla mia..... preveggenza ).
Ma ormai non servivano più: per una violenta illuminazione avevo ordinato una sosta prematura al mio piccolo esercito, prima di entrare.
Ormai avevo capito che eravamo in guerra.

Insomma alla fine della scalinata della reggia, ci apparvero due Dee-torri.
Per prima la splendida Verità che brandisce il Sole: perché la verità è lampante.
D'improvviso il calembour logico-analogico mi si svelò: dopo la domanda dei miei pazienti-pazienti, diligenti ed impegnati per far contenta la Maestra con le loro osservazioni.
Anche di questo devo ringraziare lo schizofrenese, che annoda di passaggi insoluti e tensioni insopportabili di enigmi, le menti, compresa quella dell'Artista, che li rappresenta.. e, di fronte alla Verità, Astrea.


MOBBING: Il ruolo dei cattivi e le possibili difese

mobbing


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“Vedo gli asini volar nel Ciel”:

la psicoterapia con animali

pubblicazioni Prof.Buonsante
pubblicazioni psicologia bari

Da qualche anno utilizzo il logo dell’asino con le ali per aiutare la Battaglia della Psichiatria. È stato “pensato” dall’artista Cristina Bari, che ha creato questo mutante nato da un proverbio e un computer.

Perché l’asino con le ali? Nella metafora comune, chi vede gli asini volare, notoriamente, è pazzo, ma allo stesso tempo chi dovesse vedere l’asino del logo su citato e negasse di averlo visto sarebbe pazzo. Ecco, allora, uno dei tanti paradossi in cui la nostra mente si imprigiona e non riesce più ad andare avanti: ci si perde in uno dei tanti labirinti di significati in cui il nostro tipo complesso di comunicazione ci conduce. Ecco, quindi, perché occorre comprendere la malattia mentale: per aumentare la consapevolezza delle radici più profonde del nostro essere umano...


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Verso la rete dei servizi

Alla fine degli anni Ottanta nell’ assessorato regionale alla sanità, alle riunioni per il primo piano sanitario della Regione Puglia – mai più deliberato, benchè più che buono -, proposi di spostare la configurazione dei Servizi Socio-sanitari dal concetto di circuito alla configurazione detta a “RETE”. Ero in veste sindacale, con una delega “carta Bianca” della Segreteria regionale comparto sanità di uno dei Sindacati confederali.

Allora vi era in Puglia – poi è mancato per anni – un vivace dibattito, ricco di polemiche, tra le circa 20 persone che lavoravano per la stesura del Piano. “Passò” a larga maggioranza nel Piano, probabilmente per la prima volta in Italia. Ho potuto riscontrare negli anni successivi una lusinghiera fortuna della concettualizzazione, lusinghiera pur nel mancato pieno pubblico riconoscimento alla Scrivente. Talmente lusinghiera perché proprio chi aveva propugnato altre configurazioni, mi dicono, ha poi propugnato a spada tratta detta concettualizzazione come fosse propria. Tuttavia, con sempre maggiore imbarazzo , ho avuto modo di osservare da un lato l’ipertrofia di detta configurazione, dall’altro la vaghezza del Concetto, sicchè nella prassi i Servizi socio-sanitari sono rimasti connessi secondo modalità circuitali.

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Stalking

Problematiche e prospettive

Stalking: problematiche e prospettive

Progetto Bauhaus
Costruzione di uno spazio residenziale "casa" lungo le coordinate dello psico-design, soluzioni abitative domotiche elaborate attorno allo spazio relazionale.

Un progetto di:

Maristella Buonsante Direttore Centro Salute Mentale Area 6 ASLBA, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta

Enzo Rubino
Project Manager

Onofrio Depalma
Psicologo

Questo progetto propone di creare strutture residenziali riabilitative la cui distribuzione dello spazio è pensata con un cuore centrale condiviso da monovani domotici, a replica di forme e strutture naturali (configurazione 'a fiore'), un'animazione di poche ore al giorno e una guardiania h/24 e reperibilità.

Come costruire una "casa". Seguendo Aries, lo spazio e' metafora delle relazioni umane. Il territorio e' lo spazio delle relazioni. Soli ed insieme.

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