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Di Eleonora e
Altri ovvero Togliamo
i figli a tutti i clan e torniamo a Sparta? |
Maristella Buonsante psicologa psicoterapeuta psichiatra |
La
cronaca di questa Città
ha di recente offerto non solo spunti ai gossip dei giornali beninformati, ma anche
episodi degni di certi servizi televisivi, che però seppelliscono orrori
e torture in un “oltre” oscillante tra immaginario e realtà.
Ci
danno, quindi un po’ di consolazione involontaria, per via della certezza che i guai altrui, del resto del Mondo, sono più
gravi dei nostri.
Questo
rapporto tra Bari e il Mondo ha, tratti, mi pare, sia inquietanti che ridicoli .
Anni
fa mi toccò ( quando mai ) di contraddire un noto
intellettuale, sostenitore del think pink, ottima persona, che incoraggiava il suo folto popolo della
sinistra pensosa a rischiare, a sperare,
ad inserirsi, ad agire nel Mondo,
per sprovincializzarsi , finalmente.
A me
pare – dissi -che
il problema della città sia l’opposto,
una vittoria- perdente: il mondo è diventato un Mercato, e mo’ ai
baresi, ora che tutto il Mondo è diventato come
E
così, ci sono cose sempre più strane, in Città: innocenti pubblicità di innocenti onde
marine, che (forse per vendicarsi delle gabbie sul lungomare) si trasformano in simboli involontari di un
potere, Terra ed Acqua, che se ne frega
di tutti i Poteri che ci affliggono senza pietà.
Ci mettono in guardia anche dalle mutazioni?
E,
con il sospiro che accompagna certi nostri ricordi, nel nostro cuore
Perché anche il cuore più muscoloso e tosto riesce a soffrire per
le sofferenze della Piccina. E non solo per le proprie, come d’uso.
Chi
ha commesso il male?
Utilizziamo
un “sistema
d’ipotesi”.
Abbandoniamo
le trappole di analisi lineari, e di soluzioni
lineari. Come è
possibile che problemi-iceberg possano così essere risolti? Complessità con complessità. Ma semplifichiamo,
con metodo adeguato, multilivello, la raccolta dei
dati.
Certo, al primo livello, il più evidente, vi sono la triste e
trista coppia formata dalla madre e il suo compagno. Le loro facce la dicono lunga, è disegnata la loro vita. Grama, violenta e
affamata.
Poi, al secondo livello, i più vicini, in
qualche modo tutti coloro che sapevano. Fermiamoci qui. La mia vecchia amica Giulia Cucumazzo ha aperto un’inchiesta come Presidente
dell’Ordine delle Assistenti Sociali.
Nei
decenni in cui ho diretto, sino ad ottobre 2003, un’importante struttura
cittadina, per vari quartieri, per tanti anni, abbiamo
lottato, anche insieme ad alcune ottime
assistenti sociali. -
Fatiche di Sisifo- dicevano
alcuni; lotte di don Chisciotte-
dicevano altri.
Inutilmente,
spesso, mentre “rappresentavamo” in forbito burocratichese
i disagi, le urgenze. Corridoi su corridoi, che sembrava di stare in quel film
in Marienbad..
Per essere onesta,
non è sempre andata male: ricordo, dopo
un’attesa di 4 ore, col sorriso incollato,
gli 8 miliardi strappati per i sussidi della regione; e le
discussioni, continue, persino, a volte,
con i beneficati, per convincerli ad utilizzare i piccoli vantaggi strappati e
ad avventurarsi nella Città.
Via,
via è divenuto sempre più difficile trovare orecchie e portafogli. La regola
aurea “forte con i deboli, deboli con i forti” è tornata a trionfare. Guai agli
isolati , ai “fuori dal coro” dello slang manageriale;
parole d’ordine di sconosciute confraternite:
“sistemi” ( pensare che vent’anni fa, dovevo
sgolarmi a spiegarli ), mission (la povera missione delle mie monachelle?
ma no, no proprio), e, in genere, il lessico dei nuovi
azzeccagarbugli, il trionfo della
“rete.”
La rete dei servizi, nuova Araba Fenice.
Un’ubriacatura di parole, un concerto di
musicisti, che
scrivono lo spartito e lo eseguono da direttori e solisti e tollerano le
critiche solo quando provengono da “sé”.
Con poche speranze di
cambiamento nel “sempre di più” di metodi e contenuti.
E la
scissione sempre più frequente tra chi fa e chi compare…
Un
pericoloso mix di rabbie di diversi ceti socio-culturali, con operatori spinti ai margini tanto
più quando chiedono, ricordano.
Scocciano.
E i nuovi fruitori
che cercano, a modo loro, d’inserirsi leggendo il libro di regole mai dette, in
primis:
Forti
con i deboli, deboli con i forti.
Ognuno
nel suo contesto, nella sua nicchia, e, persino, nel
suo tugurio di Enziteto.
Guai
ai deboli.
Quindi
in realtà, guai
si profilano, a qualsiasi livello, per gli operatori-scocciatori, che appannano
le loro realtà istituzionali, che, s’intende, a fin di Bene, cercano di apparire
sul Mercato. L’inversione meritocratica in una Città-Mercato è
singolare. Ti spiegano, paternamente, il
problema è che i meriti sono misurati con
scale differenti.
Non mi pare, quindi, che ci sia da cadere
dalle nuvole e sdegnarsi quando “il mal
di struzzo”
colpisce tutti
i vicini, reali e virtuali.
Ancora
una volta, come in psichiatria, gli scarti del sistema sono negati.
Quali
i rimedi? Ci sono? Sì.
Sono costosi e complessi? No.
Consistono nella de-prole-tarizzazione (via i figli dalle famiglie difficili…)?
No, no e ancora no.
Sono certa che è un gravissimo errore, sul
livello scientifico, psicoterapeutico,
etico e persino strategico, poiché
incrudelisce gli animi. Anzi è già forte
segno di disagio –degli
operatori- la sola proposta.
Per
fortuna, anche nella Città vi sono numerose eccezioni. E, nella Città, strano a dirsi, si riescono a
compiere “imprese”
incredibili…..